Dottoressa Maria Desiderata D'Angelo

 

Ricercando il significato della parola “terrore” su vari dizionari, si legge:

“ Senso intenso e sconvolgente di paura o di sgomento”.

E questo intenso senso di paura e sgomento accompagna puntualmente il passaggio dal vecchio al nuovo anno, gettando nel terrore i nostri piccoli amici a quattro zampe.

L’udito del cane e del gatto infatti sono molto più sviluppati del nostro, tanto che questi riesco a percepire anche i così detti “ultrasuoni” da noi non percepibili.

Gli ultrasuoni sono quelle frequenze del suono che superano i 20 kHz, ovvero la soglia di udibilità dell’uomo.

Ed è diomostrato  che i nostri amici pelosi riescono ad udire fino a 40 kHz, ovvero il doppio della soglia udibile da noi esseri umani.

Ed è proprio per questa caratteristica che il cane viene usato da millenni come guardiano, si stima addirittura dall’Era Paleolitica, quando i nostri lontani antenati preistorici si resero conto che anche una piccola stimolazione uditiva era in grado di attivare la loro attenzione, e proprio per questo incominciarono a permettere agli antenati dei nostri cani di seguirli nei loro spostamenti nomadi; ed i cani prestorici in cambio degli avanzi di cibo a loro offerti, garantivano un buon lavoro di guardia avvertendo gli umani della presenza di pericolosi predatori.

Un udito davvero eccezionale … ed i felini non sono da meno.

Un fruscio per noi impercettibile li avverte della presenza di una preda, anche minuscola, anche se si tratta del battito d’ali di una microscopica farfallina, il nostro cacciatore di casa si attiverà e riuscirà a trovarla.

E’ facile quindi immaginare in quei 15-20 minuti che seguono il conto alla rovescia, cosa possono provare i nostri piccoli amici: terrore, sgomento, paura.

Alcuni reagiscono nascondendosi, altri fuggono e se hanno accesso all’esterno, possono anche farsi del male e cagionare incidenti, scappando più non posso anche su strade percorse da automobili, provocando un grande pericolo sia per la loro incolumità che per quella dei passeggeri delle auto.

Altri hanno veri e proprio attacchi di panico caratterizzati da tremori, salivazione profusa ed in alcuni casi anche perdita di urine e feci fino ad arrivare a svenimenti veri e propri.

Insomma un vero disastro.

Ma cosa possiamo fare per aiutarli?

Il primo invito è ovviamente quello di evitare l’utilizzo di botti rumorosi, festeggiando l’arrivo del nuovo anno magari con quelli soltanto luminosi, come stelline e bengala,  naturalmente acquistando sempre e solo fuochi d’artificio legali e controllati, pena l’incolumità di chi li utilizza e di chi stà accanto a lui durante l’accensione.

Ma purtroppo è improbabile che nel raggio di kilometri tutti abbiano questa sensibilità ed accortenza e quindi, proviamo a fare un piccolo decalogo per la sicurezza dei nostri “pets”.

In primo luogo per quelli che stanno liberi in giardini o terreni, se è possibile, evitare che possano fuggire spaventati, ricoverandoli nelle ore a ridosso della mezzanotte in aree chiuse e controllate e dotarli di una medaglietta con  numero di telefono del proprietario, onde poterli rintracciare in caso di fughe.




In appartamento lasciare libero accesso a piccole stanze e stanzini e, se posta in un area riparata, alla cuccia; molti cani infatti si sentono molto rassicurati dal potersi rincantucciare nella loro cuccia, un po’ come se fosse una tana. Non cercare di “stanarli” per nessun motivo o di fargli cambiare posto poiché il posto che hanno scelto lo considerano sicuro e potremmo gettarli ancora più nel panico.

Per quanto possibile, rimanete accanto a loro nel momento peggiore, e rassicurateli offrendogli dei premietti, delle piccole leccornie durante i botti; la paura infatti non è un comportamento condizionato e che può essere rinforzato con i premi, ma una sensazione spiacevole e, premiandoli mentre avvertono questa emozione orribile, non faremo altro che distrarli con un richiamo positivo costituito dal buon sapore ed odore della leccornia che gli offriamo, il tutto rendendo un po’ meno pesante il momento.

Ma alcuni animali purtroppo sono talmente terrorizzati che non riescono neanche a mangiare; oppure non mangerebbero mai per la loro inclinazione naturale, come ad esempio i gatti.

Per i nostri amici felini quindi il discorso della “tana” è ancora più importante; un posto sicuro, magari un po’ sopraelevato, dove potersi rifuggiare durante tutto il tempo in cui i rumori sono forti, è forse la soluzione ideale.

Non esageriamo con le coccole: se il nostro cane o gatto vuole fuggire per nascondersi, trattenerlo con abbracci potrebbe accrescergli il panico. Consentiamogli invece di rincantucciarsi in un area sicura della casa, magari un po’ più ovattata poiché distante dalle finestre dalle quali entra il rumore.

Durante gli attimi di panico, che purtroppo attimi non sono ma in alcune zone d’Italia decine di minuti, il nostro amico nel tentativo di fuggire potrebbe anche lanciarsi nel vuoto: attenzione quindi a balconi e finestre che vanno aperte solo dopo essersi assicurati che il nostro amico è al sicuro.




Dopo la fine dei botti e dei rumori, comportiamoci naturalmente, evitando di rassicurare troppo il nostro amico con carezze o con un tono diverso da quello abitualmente usiamo, poiché, il nostro atteggiamento non farebbe altro che rafforzare la sua paura invece di tranquillizzarlo.

La nostra apparente indifferenza gli farà ritrovare la sicurezza momentaneamente smarrita.

Per ridurre un po’ lo stress e l’ansia durante questi momenti, possiamo anche giovarci dell’aiuto della fitoterapia.

Un fantastico FitoEmbrioEstratto può venirci in aiuto.

Il QUIET FEE, miscela di Biancospino, Tiglio e Fico, in forma di estratto idroalcolico preparato a partire dalla gemma gettante delle piante e quindi con tutta l’energia delle cellule totipotenti al suo interno.

Il Biancospino ha effetti rilassanti, agendo anche come riquilibratore  pressorio e prevenendo i sintomi neurorologici e cardiaci associati allo stress.

Il Fico aiuta a dissipare l’ansia, a “diferire il quotidiano” con azione antispasmodica ed antistress in condizioni in cui le emozioni vengono stimolate all’eccesso.

Il Tiglio, Re dei tranquillanti fitoterapiaci, ha effetto blandamente sedativo, prevenendo e riducendo i sintomi dell’ansia, anche delle forme da anticipazione.

Questa miscela di fitoembrioestratti potrà essere somministrata un paio d’ore prima dell’inizio dell’evento stressante, e ripetuta al bisogno dopo 8-12 ore.

 

Oltre alla fitoterapia, anche l’omeopatia unicista può venirci in aiuto, soprattutto se già abbiamo un’idea di come il nostro compagno di vita peloso si comporterà durante quegli attimi di fracasso e confusione.

Un medico veterinario omeopata esperto saprà di certo prescrivere correttamente il rimedio più indicato per il paziente, cane o gatto che sia, dopo un’accurata visita omeopatica, per poter andare ad incidere sull’emotività di quel soggetto.

E soprattutto, se dopo l’evento stressante al nostro cane o gatto residuano dei sintomi insorti per lo spavento, l’omeopatia potrà dolcemente ripristinare l’equilibrio perduto.

Ecco alcuni tra i rimedi più conosciuti per i disturbi da spavento ed i sintomi che ne richiedono l’utilizzo:

Aconitum: imponente sensazione di paura con stato d’ansia che segue un forte spavento, accompagnato da palpitazioni, irrequetezza ed intensa sete durante e dopo lo stato d’ansia. A seguito dell’intenso spavento possono permanere numerosi disturbi sia comportamentali che fisici. Il paziente può arrivare a svenire per la paura.

Belladonna: improvviso mutamento d’umore durante la crisi di ansia, con aggressività accompagnata da tentativi di morsi e graffi. Respiro affannoso, pupille dilatate, bocca secca associata ad assenza di sete. Paziente agitato e molto accaldato.

Gelsemium: crisi di ansia e spavento accompagnata da fortissimi tremori, seguiti da intensa debolezza e sensazione di fatica. Durante i tremori il pazientre cerca un posto al caldo, può avere scariche di diarrea e dopo crolla in un sonno tanto profondo da non poter tenere le palpebre aperte.

Opium: disturbi provocati da spavento, che possono spaziare dai tremori all’insonnia fino all’insorgenza di convulsioni. Anche solo il ricordo dell’evento pauroso che ha scatenato i sintomi, può far scivolare il paziente nuovamente in uno stato di terrore. Estrema debolezza e stato catalettico possono seguire un forte spavento.

Phosporus: estrema paura accompagnata da scatti improvvisi ed intenso desiderio di compagnia; il paziente può anche arrivare a svenire per lo spavento, ma è subito rassicurato dalla presenza di persone care, la cui compagnia riduce il suo stato di ansia.

Pulsatilla: soggetti molto timidi, dipendenti e facilmente influenzati; durante il panico sono assaliti da palpitazioni e piangono cercando disperatamente il contatto fisico con il proprietario;  lo stato di ansia migliora se consolati ed accuditi.

Se lasciato da solo l’animale che necessita di Pulsatilla ricomincerà a piangere disperato fino a quando il proprietario non lo ricomincerà ad accarezzarlo e consolarlo. Alla fine dell’evento spaventioso una bella passeggiata all’aria fresca, ovviamente in compagnia del proprietario, potrà migliorarli.

 

 

Queste ultime indicazioni sono soltanto una dimostrazione di quanto l’omeopatia classica unicista possa intervenire laddove si fa fatica con le terapie tradizionali, a meno che non si scelga di utilizzare farmaci psicotropi non scevri da pesanti effetti collaterali ed avversi.

Ma i rimedi che sono indicati per questo tipo di reazione alla paura sono decine e decine e tengo a ribadire che il vostro medico veterinario omeopata di fiducia, dopo un’accurata visita, saprà sicuramente trovare il rimedio più indicato per il vostro compagno di vita con la coda.

 

Concludo augurando buone feste e buon anno nuovo a tutti voi, bipedi e quadrupedi!!!