Il diabete mellito è una patologia endocrina del pancreas.
Negli animali non diabetici i carboidrati assunti con la dieta viengono scissi in zuccheri attraverso una serie di reazioni metaboliche.
Dagli amidi si producono i glucidi, tra cui il glucosio; quest’ultimo, dopo essere stato assorbito a livello intestinale e riversato in circolo, può essere utilizzato come fonte enrgetica da parte delle cellelule dell’organismo, grazie all’azione di un ormone: l’insulina prodotta dalla componente endocrina del pancreas.
Quando l’insulina non viene prodotta a sufficienza o non viene riconosciuta, non può svoglere il suo “lavoro”.
Quando ciò accade, da un lato le cellule dell’organismo non sono in grado di assumere una quantità sufficiente di glucosio, e dall’altro quest’ultimo permane nel sangue in quantità molto elevata.
Livelli di glucosio particolarmente elevati nel sangue comportano l’insorgenza di molteplici sintomi ed a lungo andare di disturbi che colpiscono più distretti nell’organismo.
La triade classica dei sintomi di diabete sono l’aumento della fame, l’aumento della sete e l’aumento dell’urinazione.
A questi spesso si accompagnano sintomi sencondari come il dimagrimento, l’abbatimento del sensonorio, e segni caretteristici, quali l’opacità dell’occhio (cataratta diabetica).
I fattori predisponenti il diabete sono, come per l’uomo, l’obesità, la sedentarietà, gli errori dietetici;
vi sono poi alcune razze di cani e gatti particolarmente predisposte.
Tra le razze di cani maggiormente colpiti ricordiamo Barboni, Samoiedo, Chow chow, Beagle, Doberman, Labrador Retriver, Golden Retriver, Pinscher Miniatura.
Tra i gatti quelli di razza Burmese, ed in generale nei maschi castrati.
Oltre alla riduzuione calorica effettuata da un buon piano terapeutico dietetico, l’animale diabetico va spesso trattato anche con la somministrazione di insulina esogena, soprattutto quando i valori di glicemia sono talmente elevati da rappresentare un pericolo per la vita del paziente.


La glicemia, infatti, se non controllata può innalzarsi a tal punto da provocare chetoacidosi diabetica, e  Sindrome diabetica non-chetosica iperosmolare.
Si tratta di vere e propie emergenze, che vanno pertanto trattate tempestivamente in regime di pronto soccorso dal medico veterinario.
Il trattamento del diabete e dell’iperglicemia persistente in genere deve essere effettuatuato quanto più tempestivamente possibile.
La diagnosi va fatta valutando alcuni paramentri di laboriatorio, in particolare :
la glicemia ( zucchero nel sangue) e  la glicosuria (zucchero nelle urine) che ci danno però un’indicazione del metabolismo degli zuccheri nelle ultime ore (12-24).
Questi due paramentri, in particolare la glicemia, sono infatti ampiamente influenzati da dieta dell’animale, qualità dell’ultimo pasto assunto, tempo intercorso tra ultimo pasto assunto e prelievo di sangue, eventi stressanti, concomitante assunzione di farmaci iperglicemizzanti (cortisonici).
Lo stress in particolare può far aumentare la glicemia attraverso un meccanismo mediato dalla secrezione di cortisolo endogeno.
Vengono in aiuto altri due esami ematologici che hanno un margine di sicurezza più ampio per quanto concerne la variabilità:
Le fruttosamine: sono proteine che si combinano con il glucosio presente nel sangue. Più alto è il tasso del glucosio ematico e maggiore sarà il valore presente nel soggetto esaminato. Queste proteine ci danno un’indicazione della glicemia nelle ultime 2-3 settimane; hanno qundi un valore sia diagnostico maggiore, ma possono anche essere utilizzate per il monitoraggio della terapia diabetica.
L’insulinemia: ovvero la quantità di insulina presente in circolo. Valutare questo paramentro è fondamentale per capire se il diabete è provocato da una diminuzione dell’insulina prodotta, o dalla mancata azione di quest’ultima, data da una “resistenza” da parte delle cellule dell’organismo a poterla utilizzare;
quest’ultima condizione può essere causata anche da alti livelli di altri ormoni, come ad esempio il progesterone nelle cagne gravide/non sterilizzate o alle quali viene somministrato come terapia.
Una volta stabilito di che tipo di iperglicemia si tratti, va impostato un piano terapeutico, che parte in primo luogo dalla dieta, e se necessario dalla somministrazione di insulina esogena.
Purtroppo in alcuni pazienti la somministrazione di insulina ed il suo delicato monitoraggio possono risultare quasi impraticabili;


alcuni pazineti, più frequentemente felini, hanno reazioni molto particolari alla somministrazione di insulina, con picchi di iper ed ipoglicemia veramente pericolosi.
In questi ultimi spesso il veterinario opterà per il solo trattamento dietetico, che però spesso risulta insufficiente a controllare la glicemia rapidamente e costantemente.
In oltre alcuni gatti, ma anche cani, mal tollerano le iniezioni intradermiche ed i prelievi ematici seriali che vanno effettuati per il monitoraggio; spesso, a causa dello stress per il contenimento e l’iniezione poi, si rifiutano di mangiare dopo la somministrazione dell’insulina e questo può provocare pericolose condizioni di ipoglicemia, che possono esitare in vere e proprie crisi con esiti molto pericolosi per la vita del paziente.
Pertanto oltre alla dieta spesso si vorrebbe fare altro, ma in questi soggetti tutto sembra impossibile!
In alcuni studi scientifici si è priovato ad utilizzare per iperglicemie non drammatiche, la cosi detta “pillola ipoglicemizzante orale”, con risultati alterni nel cane, e quasi sempre deludenti nel gatto, per il quale, tra l’altro, è forse uno stress maggiore essere costretto ad assumere compresse che a subire iniezioni!!!
 UN AIUTO DALLA FITOTERAPIA: EUGLYC FEE
E’ di recente acquisizione un’associazione di fitoterapici sottoforma di Fito Embrio Estratti utilizzata in medicina umana come integratore alimentare per la riduzione della glicemia.
I tre perni portanti di questo prezioso alleato fitoterapico sono l’olivo, il noce ed il pioppo.
E’ molto utile soprattutto nella prevenzione delle patologie legate alle alterazioni del metabolismo dei glucidi, e nelle forme di iperglicemia lieve o di origine dietetica.
L’olivo protegge la microcircolazione, ha effetto ipoglicemizzante, fluidificante e colagogo, agevolando qyuindi i processi digestivi e metabolici.
Il noce supporta l’azione della funzione digestiva dell’olivo, potenziandola; armonizza la flora intestinale, ed è prezioso alleato in tutti i processi digestivi, oltre ad avere azione prottettiva sul pancreas, regolando la sindrome da malassorbimento.
Il pioppo è un protettore dei microvasi delle arterie e dei reni, tutti distretti gravemente danneggiati dalla persistenza di una glicemia elvata nel sangue. Utile anche nel ridurre i rischi di sclerosi arteriosa (indurimento della parete delle arterie) e trombosi.


In quei pazienti quindi nei quali risulta impossibile una terapia insulinica ed il relativo necessario monitoraggio, poiché i rischi della stessa superano i rischi della malattia, oppure in quei soggetti nei quali il livello di glicemia valutato in laboratorio non è tale da giustificare l’itraprendersi della terapia insulinica, ma soltanto una dieta alimentare, possiamo aiutare il nostro paziente peloso a rimettersi in forma, assumendo dalle 2 alle 7 gocce mattina e sera diluite in acqua di questa potente associazione fitoterapica.
In oltre, vista la natura cronica della patologia diabetica, ottimi risultati, in associazione o meno con le terpie convenzionali, può offrirli l’omeopatia classica unicista.
Ma soltanto il rimedio simillimum del paziente, individuato da un medico veterinario omeopata esperto potrà dare dei risultati davvero soddisfacenti;
sconsiglio assolutamente il “fai da te”, soprattutto se tratto da informazioni lette in rete su siti o riviste poco attendibili.
Il diabete è una patologia importante e come tale va affrontanta attraverso l’aiuto di un professionista che sappia decidere di volta in volta, in scienza e coscienza, la migliore strada terapeutica per il suo paziente, cane o gatto che sia!
Concludo ribadendo che il diabete mellito e l’iperglicemia in genere, sono condizioni che Possono mettere in pericolo la vita del vostro amato peloso;  pertanto il mio consiglio non può che essere di condurlo a visita dal vostro veterinario di fiducia il quale valutato il paziente, ed effettuati gli esami di rito, saprà darvi il miglior consiglio per la salute del vostro amico a quattro zampe.