Luimo, l’Associazione per la Libera Università Internazionale di Medicina Omeopatica ‘Samuel Hahnemann’, è uno dei più importanti centri italiani di formazione in omeopatia con sede a Napoli, prima città in Europa a conoscere l’omeopatia con l’arrivo delle truppe austriache nel 1821. 

Negli anni Settanta del secolo scorso la dottoressa Alma Rodriguez, giunta dal Venezuela a Napoli, fondò Luimo coinvolgendo i migliori omeopati dellepoca, quali Antonio Negro, Tomás Pablo Paschero e Proceso Sanchez Ortega. Luimo, creata con la precisa volontà di unificare le esperienze di insegnamento, di ricerca e di clinica della medicina omeopatica attraverso il confronto, ha formato secondo un approccio internazionale migliaia di medici che a loro volta hanno aperto altri istituti di formazione.

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I corsi di omeopatia organizzati dall’Associazione hanno durata triennale e, attraverso esercitazioni, pratica sperimentale e clinica, permettono un apprendimento integrale della medicina omeopatica. I medici che completano i corsi possono direttamente iscriversi al Registro degli Omeopati istituito dagli Ordini provinciali dei Medici. Oltre all’offerta formativa triennale e all’organizzazione di forum, seminari e convegni interdisciplinari per diffondere la conoscenza e il confronto sull’omeopatia, Luimo ha istituito un tirocinio di Metodologia e Pratica Clinica Omeopatica della durata di un anno, che permette al medico di praticare, con la supervisione di un esperto, la medicina omeopatica negli ambulatori.





 

 


 L’Associazione ha strutturato un metodo di insegnamento che permette di esercitare la professione in modo nuovo, secondo una visione che trova radici in tempi lontani. “L’epoca illuminista di fine Settecento, proprio negli anni della Rivoluzione Francese, in una spinta di pensiero che rompeva con i dogmi e i preconcetti del passato, vide nascere la medicina omeopatica come necessità di acquisire conoscenze sulle proprietà dei farmaci direttamente con la sperimentazione sulluomo sano, secondo il principio della similitudine, un procedimento in contrapposizione alla sperimentazione dei farmaci nello stato di malattia”, spiega Carlo Melodia, medico chirurgo, biologo e docente alla Luimo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 A intraprendere il nuovo metodo sperimentale e clinico fu il sassone Samuel Hahnemann, “medico e chimico di provata fama, farmacologo con lincarico di controllare la produzione dei farmaci in Germania, chirurgo, medico legale, fisico e letterato. Egli - specifica Carlo Melodia - usò come mezzo di relazione e di cura, tra malato e farmaco sperimentato, il principio di similitudine, che rappresenta una legge naturale in biologia.

 

La diluizione ultra molecolare dei farmaci omeopatici, punto di conflitto pregiudiziale con la farmacologia convenzionale, avvenne in un secondo momento”, sottolinea il dottore. “La medicina omeopatica rappresentò - spiega - un ritorno al paradigma ippocratico, in quanto riscopriva il malato, piuttosto che la malattia, come soggetto centrale dellarte medica e per questo motivo coinvolse medici importanti dellepoca. Allinizio dellOttocento - racconta - Napoli fu la prima città al mondo a fare propria la medicina omeopatica fuori dallImpero germanico. In breve tempo, anche per le prove di efficacia sulle epidemie di colera e di tifo diffuse nella città e nel Regno, la pratica della medicina omeopatica si estese, intorno al 1850, ad oltre 500 medici nel Regno delle Due Sicilie”.

 

 

 

 

 

Ancora oggi se ne trova testimonianza nel Museo delle Arti Sanitarie e di Storia della Medicina, presso lOspedale degli Incurabili di Napoli, dove “la medicina omeopatica ha uno spazio testimoniale in cui è evidenziata, tra laltro, la sua azione benemerita, documentata, per avere salvato tante vite umane nelle epidemie che coinvolsero la città”, ricorda Carlo Melodia.


Nei nuovi libri di patologia “le specializzazioni mediche e lo studio della medicina vengono trattate con una visione riduzionista, che si limita alla descrizione della malattia nel confine dellorgano e dell’apparato, perdendo così la correlazione del vecchio volume ‘unico’ di Patologia medica e chirurgica.

Di conseguenza - specifica il dottore - oggi il medico convenzionale non ha una visione unitaria del malato, si limita a comprendere la malattia nel confine della propria competenza specialistica”.

I medici che desiderano arricchire la professionalità con la metodologia omeopatica sono “giovani e anziani in pieno conflitto etico e deontologico”, afferma Carlo Melodia. “Oggi la medicina dellevidenza ha sottratto al medico la sua discrezionalità deontologica e il professionista è deontologicamente obbligato al rispetto delle linee guida e ministeriali. Lapproccio medico sfocia, pur nella consapevolezza che la terapia possa essere inefficace per quel malato, in un’azione che porta ad applicare il protocollo nonostante tutto. Da qui - sottolinea - nasce il conflitto interno. Da qui nasce la ricerca di una medicina che utilizzi tutto il sapere, ma che preservi in primo luogo il malato nella sua peculiarità unitaria.

La nuova sfida in medicina - conclude - è la ricerca del ‘medico del futuro oggi’, così definito nel forum internazionale organizzato dalla Luimo a Sorrento nel 2000”.

Per maggiori informazioni visitare il sito www.luimo.org

Scarica Articolo Salute & Benessere Settimanale - Anno 9 N° 14 Lunedì 4 luglio 2016 - Gruppo Sole24Ore