I medici lo chiamano “l’apoteosi del nonsenso”, i professori prendono in giro il governo e le autorità al fine di far cessare la sua somministrazione nel Servizio di Salute Nazionale in UK –e già studi appositi del governo inglese stanno dimostrando che l’omeopatia potrebbe essere la miglior cura contro il cancro. Numerosi rimedi omeopatici sono tanto efficaci quanto potenti chemioterapici, secondo studi clinici, e centinaia di casi di tumori sono stati sconfitti dalla sola omeopatia.

 

Lo straordinario successo dei rimedi omeopatici –che sono diluiti centinaia di volte- contro il più forte dei nemici è stato dimostrato ogni giorno da numerose cliniche omeopatiche a Calcutta in India.

 

In una revisione del lavoro della Fondazione di Ricerca Omeopatica Prasanta Benerji, 21888 pazienti con tumore maligno sono stati trattati solo con l’omeopatia –non hanno mai fatto né chemioterapia né radioterapia- tra il 1990 e il 2005. i risultati clinici dimostrano che i tumori sono regrediti completamente nel 19% dei casi -4158-, stabilizzati o migliorati nel 21% (4596) dei pazienti. Coloro i quali i tumori si erano stabilizzati, sono stati seguiti tra i 2 e i 10 anni seguenti per monitorare i miglioramenti (Banerji, 2008).

 

Questo suggerisce che i rimedi omeopatici da soli hanno sconfitto, o certamente stabilizzato, il 40% dei tumori, una velocità di efficacia che si scontra con i migliori risultati della medicina convenzionale, e senza gli effetti debilitanti della chemioterapia e della radioterapia.

 

La Fondazione di Terapia Omeopatica –il Protocollo Banerji- è stato autonomamente testato sottostando alle condizioni di laboratorio, e due dei rimedi utilizzati, Carcinosin e Phytolacca, sono stati definiti effettivamente efficaci contro le cellule del tumore al seno come il medicinale chemioterapico Taxol (Int J Oncol, 2010; 36: 395-403).

 

Tutti i rimedi impiegati dalla Fondazione sono disponibili nei negozi, e Ruta 6 è uno di quelli regolarmente prescritti. Il Protocollo regola l’utilizzo da parte della Fondazione di macchine di screening con tecnologia avanzata e la mescolanza dei rimedi –due pratiche che sono contrarie all’etica dell’Omeopatia classica che mira a prescrivere dei rimedi precisi rispetto al profilo mentale/fisico del paziente.

 

Un’altra clinica in Calcutta –l’Advanced Health-care Centre- rivendica livelli simili di successo con i pazienti malati di cancro, che sebbene ben documentati, sono stati oggetto dello stesso controllo scientifico della Fondazione Prasanta Banerji.

 

Importante

Il lavoro alla Fondazione Banerji venne portata all’attenzione dell’Occidente per la prima volta nel 1995 quando il dott. Prasanta Banerji e suo figlio, dott. Pratip Banerji, presentò uno studio alla 5° Conferenza Internazionale della Ricerca contro il cancro di 16 casi di tumore al cervello che erano regrediti, utilizzando i soli rimedi omeopatici. A quel tempo, avevano testato rimedi omeopatici su pazienti malati di cancro dal 1992 nella loro Fondazione, e dicono di trattare oggi 120 pazienti malati di cancro ogni giorno.

 

Il dott. Sen Pathak, professore di biologia cellulare e genetica alla University of Texas MD Anderson Cancer Center (MDACC) a Houston, incontrò i Banerji e, insieme, fecero un esperimento per testare due rimedi omeopatici, Ruta 6 e Calcarea Phosphorica 3X, su 15 pazienti con tumore al cervello. Sei dei sette pazienti con glioma –un tipo di cancro al cervello- ebbero una completa regressione. In uno studio associato di laboratorio in vitro, gli scienziati notarono che i rimedi inducevano attraverso dei segnali le cellule tumorali alla morte (Int J Oncol, 2003; 23: 975-82).

 

Il risultato è stupefacente. Il Glioma è considerato incurabile; su 10.00 persone a cui viene diagnosticato in US, solo la metà circa è viva l’anno dopo, appena il 25% due anni dopo (The Washington Post, 20 marzo 2008).

 

Gli scienziati del MDACC erano così impressionati dai risultati che cominciarono a somministrare rimedi omeopatici come parte dei trattamenti contro il cancro.

 

Nel 1999, l’Istituto Nazionale contro il Cancro in US (NCI) testò indipendentemente il Protocollo Banerji su 10 pazienti malati di diversi tipi di cancro. In quattro casi di cancro al polmone o all’esofago, le ricerche dell’NCI confermarono che c’era stata una parziale risposta ai rimedi omeopatici. Nessuno dei pazienti aveva ricevuto prima una cura convenzionale contro il cancro.

 

L’NCI concluse che era una prova evidente della sua efficacia per supportare la ricerca all’interno del Protocollo, una decisione storica che decretò per la prima volta che un ufficio di salute ufficiale in US operava con una terapia alternativa per la cura del cancro (Oncol Rep, 2008; 20: 69-74).

 

Nel laboratorio

Per comprendere il meccanismo che opera nelle cellule cancerogeniche quando sono somministrati i rimedi omeopatici, otto scienziati di MDACC testarono quattro rimedi –Carcinosin 30C, Conium Macula-tum 3C, Phytolacca Decandra 200C e Thuja Occidentalis 30C- su due discendenze cellulari di cancro al seno. Circa 5000 cellule furono esposte ai rimedi e a del placebo –il solvente senza gli ingredienti attivi dei rimedi- per un periodo di tempo compreso tra uno e quattro giorni. L’esperimento fu ripetuto tre volte.

 

Due dei rimedi –Carcinosin e Phytolacca- ebbero successo per l’80%, dimostrando che causano apoptosi, o morte cellulare. A confronto, il solvente placebo ebbe successo solo sul 30% dei casi, dimostrando, così, che l’effetto era più del doppio rispetto al placebo.

 

Inoltre, l’effetto era più forte con le alte diluizioni –che nel controverso mondo della medicina omeopatica, significa più efficace- e per più lunghi periodi di esposizione.

 

I rimedi scatenarono una “cascata apoptosica” che interferiva con il ciclo della normale crescita delle cellule tumorali e, per di più, i ricercatori scoprirono che le cellule sane sopravvissute erano illese. In altre parole, i rimedi individuavano solo le cellule tumorali, invece i farmaci della chemioterapia attaccano tutte le cellule in crescita. Così, affermano i ricercatori, l’effetto di Carcinosin e Phytolacca era più efficace che Taxol (paclitaxel), il più comune medicinale chemioterapico prescritto per il tumore al seno (Int J Oncol, 2010; 36: 395-403).

 

L’importanza di Ruta

Sebbene Carcinosin e Phytolacca hanno risposto con successo in laboratorio, molti pazienti della Fondazione assumono Ruta 6 –e con uno straordinario successo, secondo un sondaggio, su 127 pazienti americani con tumore al cervello, metà dei quali di IV grado, lo stadio terminale prima della morte.

I tumori erano completamente scomparsi, secondo la risonanza magnetica (MRI), nei 18 pazienti che stavano prendendo solo Ruta e non eseguivano trattamenti convenzionali. Altri nove pazienti presentavano significative regressioni. Il tumore era stabile in circa la metà dei pazienti monitorati, ma era cresciuto in circa 27. In generale, circa il 79% dei pazienti sopravvissuti malati di tumore dicono di aver ricevuto alcuni o numerosi benefici da Ruta.

 

In uno studio recente della Fondazione tra i pazienti che hanno assunto Ruta accanto alla chemioterapia convenzionale per tumori al cervello, 72% ha ottenuto alcuni o grandi benefici da Ruta e chemioterapia combinate, dimostrando che Ruta da sola è più efficace –o a volte con ha la stessa efficacia- rispetto al medicinale, e senza i suoi effetti collaterali (http://health.groups.yahoo.com/group/Ruta6).

 

In uno altro studio di casi di tumore al cervello -148 pazienti con Glioma maligno e 144 con Meningioma -trattati alla Fondazione tra il 1996 e il 2001, 91 dei pazienti trattati solo con Ruta e Calcphos hanno avuto un aumento dell’aspettativa di vita di 92 mesi, invece 11 trattati convenzionalmente, e che hanno utilizzato l’omeopatia come complemento, sono sopravvissuti 20 mesi. Inoltre, il 7% dei pazienti, trattati con la sola Omeopatia, ebbero una guarigione completa, il 60% migliorarono, il 22 % stabili -né miglioramenti né peggioramenti- e l’11% videro il loro cancro peggiorare, o morirono (Fondazione di Ricerca Omeopatica Prasanta Banerji, www.pbhrfindia.org).

 

Altri casi clinici

C’è una seconda Clinica omeopatica a Calcutta che è, in maniera confusionale, diretta dai Banerji –Parimal e suo figlio Paramesh. La clinica, Advanced Homeopathic Haelth-care Centre, non ha attirato lo stesso interesse in Occidente. Sebbene le sue affermazioni sembrano essere ugualmente significative, non sono state verificate indipendentemente.

 

Il nonno di Paramesh, dott. Pareshnath Banerji, aprì una Clinica omeopatica in India nel 1918 e il suo lavoro fu portato avanti dal figlio, Parimal, che adottò l’Omeopatia classica con un nuovo approccio che chiamò “Omeopatia Avanzata”.

 

Con questo metodo, l’impiego di rimedi omeopatici è lo stesso di un medico convenzionale che utilizza con i medicinali, trattando un sintomo alla volta; per esempio, un paziente malato di cancro con un dolore vuole essere trattato prima di tutto per il suo dolore. Parimal dice che l’approccio è scientifico, basato su circa 14 milioni di cure effettuate nelle generazioni passate della sua famiglia, con risultati che potrebbero essere ripetuti da qualsiasi medico con esperienza.

 

Le affermazioni che i Banerji fanno per l’Omeopatia Avanzata sono straordinarie. Dicono che il 95% dei pazienti non necessitano di ricorrere alla chirurgia, neanche per i casi più gravi, compresi i tumori. Sebbene il Centro non avesse intrapreso una strada nota, i suoi casi di studio delineano un quadro impressionante.

Una donna di 65 anni con un tumore pancreatico, che era troppo esteso per essere rimosso e che rifiutava tutti gli altri trattamenti convenzionali, era viva due anni dopo aver cominciato la cura di Omeopatia Avanzata.

Un uomo di 35 anni aveva un polpo maligno al naso tanto esteso da aver completamente occluso la narice sinistra. Inizialmente, ebbe la rimozione del polipo chirurgicamente, che ricresceva ogni volta. Ma, dal 2007, non ha avuto più interventi chirurgici perché si è affidato completamente all’Omeopatia Avanzata e il tumore non è più ricresciuto.

Un ragazzo di 14 anni aveva un Glioma avanzato che premeva contro il bulbo oculare. Il suo solo trattamento era l’Omeopatia Avanzata, e, dice il Centro, nel giro di un anno, tutti i suoi sintomi sparirono; il ragazzo era passato da uno stato comatoso ad una piena attività fisica.

Un uomo di 24 anni con un tumore al cervello estesosi fino alla spina dorsale –che non poteva essere trattato convenzionalmente per un rischio di paralisi- fu trattato con l’Omeopatia Avanzata. Secondo la risonanza magnetica, il tumore smise di crescere, e il paziente fu capace di vivere la sua vita, libero dai sintomi.

 

Altre ricerche

Fuori dall’India, la ricerca sugli effetti dell’omeopatia sul cancro è molto limitata, prima di tutto perché il suo effetto non è considerato migliore rispetto all’effetto placebo e perché il trattamento omeopatico è ritenuto contrario all’etica tradizionale. Per questo, in Occidente molti studi vedono l’omeopatia come una terapia palliativa che aiuta i pazienti coadiuvata al rigore della chemioterapia e radioterapia.

 

In uno studio, 100 donne con tumore al seno fecero un consulto di un’ora con un omeopata al quale chiedevano aiuto per curare tre sintomi selezionati da quelle donne che avevano ricevuto trattamenti convenzionali. Le 67 pazienti che completarono il trattamento omeopatico e due controlli mostrarono un “significativo miglioramento” per le vampate, la stanchezza, l’ansia e la depressione, sebbene i rimedi non alleviarono i dolori (Palliative Med, 2002; 16: 227-33).

 

In un altro studio su donne con cancro al seno, il rimedio omeopatico Verum fu testato accanto a del placebo per le vampate conseguenza dell’assunzione di Tamoxifene. In questo esperimento, a 26 donne fu somministrato Verum, 30 assunsero Verum e del placebo e 27 solo del placebo. Sia la combinazione che il singolo rimedio riportarono miglioramenti nei sintomi rispetto al gruppo che aveva assunto del placebo (J Alter Complement Med, 2005; 11: 21-7).

 

L’omeopatia aiutò inoltre ad alleviare gli effetti della radioterapia in un gruppo di 32 donne con un cancro al seno. L’iperpigmentazione –o lo scurirsi della pelle- dopo la radioterapia fu ridotto nel gruppo che assumeva rimedi omeopatici rispetto a 29 casi che non avevano ricevuto gli stessi trattamenti e, con essa, anche gli effetti collaterali furono ridotti (Br Homeopath J, 2000; 89: 8-12).

 

Il rimedio omeopatico Traumeel, per problemi cutanei e muscolari, è stato testato con successo in numerosi casi. In uno, fu somministrato a 15 pazienti (compresi tra i 3 e i 25 anni), che avevano subito un trapianto ci cellule staminali per via di un tumore, per trattare stomatiti (afte della bocca). Paragonato al placebo, che fu somministrato a 15 pazienti, Traumeel “può ridurre significativamente” la gravità e la durata delle stomatiti (Cancer, 2001; 92: 684-90). In un secondo studio, Traumeel fu testato su 20 pazienti con cancri di vario genere, di nuovo per il trattamento di stomatiti. Ridusse la durata dei sintomi in soli sei giorni, paragonati ai 13 del gruppo trattato con del placebo (Biomed Ther, 1998; 16: 261-5).

 

I singoli rimedi omeopatici aiutarono un gruppo di 45 donne trattate per cancro al seno. L’omeopatia fu prescritta per trattare i sintomi conseguenti ad una carenza estrogenica; la durata delle vampate e di altri sintomi –ad eccezione dei dolori articolari- si ridusse, mentre in generale la qualità della vita e lo stato di salute migliorarono (Hoemopathy, 2003; 92: 131-4). Un altro gruppo di donne trattate per cancro al seno, anche con Tamoxifen, riportarono un miglioramento nell’intensità e nella frequenza delle vampate (Homeopathy, 2002; 91: 75-9).

 

Il buco nero

L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) si è recentemente unita al coro che in Occidente sostiene che l’omeopatia non sia niente di più che l’effetto placebo. Sostenendo la campagna di Voice of Young Science Network, che sta lottando per bandire la promozione dell’omeopatia, la OMS afferma che l’omeopatia non è una cura per il virus dell’immunodeficienza (HIV), per la tubercolosi e la malaria.

 

Assecondando l’affermazione della OMS, il dott. Robert Hagan, un membro della Voice of Young Science Network, ha commentato: “abbiamo bisogno in tutto il mondo di governi che riconoscano i pericoli nella promozione dell’omeopatia per il trattamento di malattie mortali” (BBC News, 20 Agosto 2009; http://news.bbc.co.uk/2/hi/8211925.stm).

 

Per ora, l’omeopatia è impiegata solo in India. In questa cultura l’omeopatia è accettata come un’autentica terapia medica ed è governata da leggi che assicurano che gli omeopati siano adeguatamente preparati e registrati.

 

È preoccupante perché rilevanti studi medici –supportati dal governo US e da acclamate accademie americane- non siano riconosciuti, lasciando da parte discussioni inutili, in Occidente. Sicuramente, il cancro è una minaccia così grave che ogni strada percorribile dovrebbe essere intrapresa con un’apertura mentale, senza limitare tutto a medicinali o a ristrette cerchie accademiche. La medicina convenzionale non offre nessuna soluzione effettivamente curativa e, inoltre, blocca tutto ciò che potrebbe costituirne una, soprattutto quello che appare per la loro scienza “impossibile” e “senza senso” come l’omeopatia.

 

Bryan Hubbard

 

 


Scheda sintetica A: L’Omeopatia in India


Mahatma Gandhi, padre dell’India moderna, descrisse l’Omeopatia come “un metodo perfezionato di trattare pazienti economicamente e senza violenza. Il Governo dovrebbe incoraggiarlo e sostenerlo nel nostro Paese”.

 

E così fece. Nel 1960, il Maharashtra Act –noto anche come l’Atto di Bombay- creò una corte di esaminatori, che si occupava dell’insegnamento dell’omeopatia e della creazione di scuole per farlo, e una regolamentazione sull’omeopatia, che regolava e autorizzava il lavoro dei medici.

 

Nove anni dopo, un nuovo atto fu varato, creava un consiglio centrale per regolamentare l’Omeopatia e l’Ayurveda, sistema tradizionale della medicina indiana. Nel 1973, l’Atto del Consiglio Centrale dell’Omeopatia fu varato, standardizzava l’insegnamento dell’Omeopatia e autorizzava gli omeopati a lavorare nei differenti stati del Paese.

 

La legislazione formalizzava una ricca tradizione di Omeopatia in India che era cominciata nel 1839,quando il dott. John Martin Honigberger, rumeno, curò con successo il Maharaja di Punjab da una paralisi alle corde vocali. Honigberger aveva ricevuto gli insegnamenti dal dott. Samuel Hahnemann, creatore dell’Omeopatia, e si convinse della sua efficacia quando si curò dalla malaria. Dopo aver curato il Maharaja, Honigberger si spostò a Calcutta, dove divenne noto come il “dottor colera” per aver trattato con successo la malattia con i rimedi omeopatici.

 

Nel 1867, il dott. Salzar da Vienna cominciò ad insegnare l’Omeopatia in India e due suoi studenti crearono la prima scuola di Omeopatia in India nel 1878.

 

Nonostante questo, dato che i governanti inglesi non erano simpatizzanti per l’Omeopatia, essa cominciò a fiorire solo dopo che il Paese ottenne l’indipendenza nel 1947.

 

Scheda sintetica B: Non solo acqua

 

Scienziati e medici sostengono che l’omeopatia sia inutile per via delle alte diluizioni di ingredienti attivi. Molti rimedi sono diluiti al di là del numero di Avogadro, che è la concentrazione finale nella quale le molecole delle sostanze originali possono esistere.

 

Ciascun rimedio omeopatico con una potenza di 12C –in altre parole, diluito 10-24 volte- o più supera il numero di Avogadro, indicando che non è diventato che acqua. Questo significa che ogni effetto dell’Omeopatia è dovuto all’effetto placebo, o al “sentirsi meglio”, dicono gli scettici.

 

Ma l’omeopatia attacca la scienza e la medicina convenzionale per il ruolo che essa riveste: sostiene che le alte diluizioni hanno grandi potenziali e perciò, più alte le diluizioni, più potenti i rimedi.

 

La scienza convenzionale non ha un modello per spiegare come lavora l’Omeopatia e, finora, le meta-analisi di 75 studi concludono che 67 dimostrano un efficacia reale al di là di quella dell’effetto placebo (Complement ther Med, 2007; 15: 128-38). I risultati sono stati dimostrati anche utilizzando tecnologie di misurazione altamente sofisticate, come:

 

Calorimetro, che misura la quantità di calore rilasciata da un campione (J Therm Anal Calorim, 2004; 75: 815-36);

Spettroscopio, che misura come una sostanza emette o assorbe radiazioni elettromagnetiche (Homeopathy, 2007; 96: 175-82) e

Termoluminescenza, che misura la quantità di luce prodotta da un campione quando riscaldato (Physica A, 2003; 323: 67-74).
La succussione –o una vigorosa agitazione- è importante quanto le alte diluizioni nella creazione dei rimedi. Uno studio ha anche misurato l’efficacia di due terapie altamente diluite, una sola delle quali aveva subito un processo di successione, e trovato le differenze tra le due (Biochim Biophys Acta, 2003; 1621: 253-60).

 

Scheda sintetica C: La nuova scienza dell’acqua


Per nulla scoraggiato dalle critiche pubbliche del compatriota Jacques Benveniste e la sua teoria nella quale sostiene che l’acqua abbia una memoria, il virologo premio Nobel Luc Montagnier aveva confermato che l’acqua trattiene effettivamente le frequenze, anche nelle diluizioni usate in Omeopatia.

 

Montagnier, che ricevette il Premio Nobel per aver scoperto un legame tra l’HIV e l’AIDS, aveva trovato che le soluzioni contenendo il DNA di virus e batteri “potrebbero emettere basse frequenze di onde radio”. Queste onde influenzano le molecole intorno , trasformandole in strutture organizzate. Trasformandosi, queste molecole emettono a loro volta delle onde.

 

Confermando quello che avevano detto gli omeopati per secoli, Montagnier aveva scoperto che queste onde che trasportavano l’informazione rimanevano nell’acqua anche dopo essere stata diluita, anche ai livelli regolarmente prescritti dall’Omeopatia (Interdiscip Sci, 2009; 1: 81-90).

 

Le scoperte di Montagnier riflettevano quelle dell’immunologo francese Benveniste, che spese gli ultimi 15 anni della sua vita indagando sull’acqua e sulla sua capacità di “ricordare” le sostanze, anche dopo essere stata diluita più volte.

 

Nonostante ciò, dopo aver ottenuto la pubblicazione sulla prestigiosa rivista Nature (Nature, 1988; 333: 816-8), Benveniste ricette la visita dell’editore della rivista John Maddox e il mago “smascheratore di ciarlatani” James Randi.

 

Dissero che Benveniste era incapace di ripetere le scoperte che ispirarono il foglio originale, accusandolo effettivamente di essere un “ciarlatano” e, con questo, facendogli perdere la reputazione.

 

Scheda sintetica D: L’Omeopatia e il Servizio Nazionale di Sanità in UK (NHS)


L’NHS in UK spende circa 100 miliardi di sterline all’anno, e 4 milioni di questi per l’Omeopatia, soprattutto sovvenzionando i quattro ospedali omeopatici inglesi.

 

Anche se i sovvenzionamenti sono carenti, i medici continuano a chiedere la loro completa abolizione nel NHS. Gruppi di medici fanno pressione ai Primary Care Trust (PTCs) per interrompere i trattamenti omeopatici per i pazienti, mentre l’Associazione di Medicina Inglese (BMA) –il sindacato dei medici- ha fatto appello al Governo inglese per bandire categoricamente l’Omeopatia.

 

L’incontro dell’BMA –nel quale un medico descrive l’omeopatia come “l’apoteosi del nonsenso”- fa appello al governo per inserire i rimedi omeopatici sotto una speciale sottosezione del ‘Placebo’ (Mail Online, 2 Luglio 2010; www.dailymail.co.uk/health/article-1290861/Homeopathy-remedies-labelled-placebos-banned-NHS-say-leading-doctors.html).

 

WDDTY Vol.22, 12 marzo 2012.