Fonte: http://www.affaritaliani.it/

"Omeopatia inefficace? No. Ecco perché". Su Affari scoppia il dibattito


"Farmaci omeopatici inefficaci e dannosi? No. Al contrario, sono efficaci, sicuri e privi di effetti collaterali". Dopo lo studio australiano che attacca l'omeopatia, sostenendo che potrebbe anche mettere a rischio la salute di chi la utilizza, su Affaritaliani.it scoppia il dibattito.

Ecco le repliche di medici e pazienti ca favore di questa pratica. In totale, in Italia i farmaci omeopatici sono utilizzati da oltre di 11 milioni di italiani e prescritti da 20mila medici. IL DIBATTITO

Il giorno dopo la pubblicazione di un documento critico sull’efficacia dell’omeopatia, confezionato dal National Health and Medical Research Council (NHMRC), Istituto australiano di ricerca medica, su Affaritaliani.it scoppia il dibattito Secondo questa ricerca, datata marzo 2015, l’omeopatia sarebbe una pratica inefficace per il trattamento delle patologie mediche e potrebbe mettere a rischio la salute di chi la utilizza. Ecco allora le repliche ed i pareri di diversi soggetti: dall’Associazione Medica Italiana di Omotossicologia (AMIOT) all'Associazione Pazienti Omeopatici (APO) a diversi medici.

I DATI - Innanzitutto, i numeri. In Italia i farmaci omeopatici sono utilizzati da oltre di 11 milioni di italiani e prescritti da 20mila medici.  Gli omeopatici ad uso umano sono presenti in Italia da più di cinquant’anni. Sono regolamentati dalla legge sul farmaco (decreto legislativo 219 del 2006) e tutte le aziende che li producono devono seguire, al pari delle altre aziende farmaceutiche, le regole di buona fabbricazione del farmaco. L’Italia è il terzo mercato più grande d’Europa dopo Francia e Germania: secondo i dati AstraRicerche del 2013 quasi dieci milioni di italiani utilizzano i medicinali omeopatici; una ricerca a cura di O.NDa, l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna, sostiene che oltre il 70 percento delle italiane ha avuto un'esperienza positiva con l'omeopatia, in particolare per curare malattie influenzali e da raffreddamento o per rafforzare le difese immunitarie.

APO (ASSOCIAZIONE PAZIENTI OMEOPATICI) - “Non possiamo che aspettarci continui attacchi da chi crede che i farmaci convenzionali possano garantire la guarigione assoluta, e che pensa sia giusto tutelare una categoria di pazienti sciocchi o creduloni come noi che abbiamo scelto di curarci con medicinali efficaci, sicuri e privi di effetti collaterali”. Non usa mezzi termini Daniela Salvucci, vicepresidente dell’Associazione pazienti omeopatici (Apo) Italia per commentare lo studio australiano in base al quale l’omeopatia non avrebbe alcun effetto positivo. “Con una campagna mediatica così, si fa un danno enorme ai pazienti in generale, che si curino con l’omeopatia o meno” sostiene la Salvucci che sottolinea come i farmaci omeopatici vengono utilizzati da più di 11 milioni di italiani e prescritti da circa 20mila medici. La numero due dell’Apo continua ricordando come tutte le aziende che producono gli omeopatici devono seguire, al pari delle altre farmaceutiche, le regole di buona fabbricazione dei medicinali. Il rapporto australiano, a parere della Salvucci, altro non è che “l’ennesimo tentativo di attacco a un comparto che ha dalla sua i pazienti”, continua la vicepresidente, “destinato ad andare però a vuoto dal momento che nulla e nessuno potranno mai smontare ciò che noi continuiamo a sperimentare sulla nostra pelle”. Concludendo, Salvucci pone un interrogativo sulla “tempestività” di determinati annunci: “Non so per quale strano motivo queste campagne mediatiche vengono fatte ogni volta che si avvicina il 10 aprile, giornata mondiale della medicina omeopatica”.

I MEDICI - “Una campagna mediatica con l’obiettivo più o meno dichiarato di rimuovere le medicine complementari dalle coperture fornite dai Fondi assicurativi sanitari australiani”. È questo il giudizio del responsabile dell’Ambulatorio Omeopatia ASL2 di Lucca, dott. Elio Rossi, sul rapporto australiano del National Health and Medical Research Council (NHMRC), che ha definito le cure omeopatiche inefficaci contro qualsiasi malattia. Secondo Rossi, il report australiano non sostiene che i medicinali omeopatici non sono efficaci; sostiene invece che non esiste una sufficiente dimostrazione di efficacia del trattamento omeopatico, ovvero gli studi clinici analizzati non fornirebbero un sufficiente livello di prove di efficacia. “Una cosa ben diversa dal dire che è stata provata l’inefficacia dell’omeopatia”. Discutibili, secondo Rossi, sia la metodologia di lavoro adottata che i criteri di selezione degli studi scientifici analizzati. Il gruppo di lavoro che ha redatto il rapporto – sostiene il medico toscano – avrebbe escluso i trials randomizzati e controllati privilegiando le reviews sistematiche; avrebbe limitato l’accesso ad alcuni database con motivazione non di ordine scientifico; avrebbe ignorato qualsiasi pubblicazione non di lingua inglese; avrebbe limitato l’analisi dei lavori realizzati negli ultimi 16 anni escludendo tutti quelli antecedenti. Oltretutto, nessun esperto di omeopatia è stato incluso nel lavoro. Tra gli studi scientifici che non sono stati presi in considerazione, Rossi cita quelli condotti da Paolo Bellavite dell’Università di Verona, così come tutti quelli molto importanti di Iris Bell negli Stati Uniti o di Claudia Witt in Germania, tutte ricerche, cliniche e di laboratorio che dimostrano risultati positivi in riferimento all’efficacia dell’omeopatia. Infine, conclude Rossi, il presidente del gruppo di lavoro australiano era precedentemente a capo del gruppo antinaturopatia dell’Associazione amici della scienza, “il che non depone a favore di una posizione neutrale”.

Davvero pretestuoso il rapporto australiano con il quale si sostiene l’inefficacia dell’omeopatia contro ogni malattia, diffuso ieri. Così Osvaldo Sponzilli, direttore dell’ambulatorio di medicina anti-aging, omeopatia e agopuntura dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma racconta che la sua “esperienza quarantennale” e quella di migliaia di medici al mondo che prescrivono farmaci omeopatici, dicono “cose ben diverse da queste”. Sponzilli garantisce che “in base ai risultati clinici, i medicinali omeopatici sono farmaci efficaci, sicuri e utili non solo in patologie lievi, ma anche patologie croniche, recidivanti e importanti che spesso non sono state risolte dalla medicina cosiddetta ufficiale”. Molti pazienti con patologie croniche arrivano alla medicina omeopatica “dopo aver sperimentato l’inefficacia delle cure classiche e in una buona percentuale di casi trovano, attraverso la corretta cura omeopatica, risoluzione alle loro patologie” ha spiegato il direttore dell’ambulatorio, che denuncia come “in molte sperimentazioni, costruite ad arte contro l’omeopatia, non sono chiamati a collaborare medici omeopati”.

E’ da decenni che “si documentano le migliaia di studi positivi sui medicinali omeopatici” per diverse patologie, tutti pubblicati su riviste scientifiche indicizzate. “Perché di questo nessuno parla?” si chiede Simonetta Bernardini, responsabile dell’Ospedale pubblico di Pitigliano (primo centro di medicina integrata con l’omeopatia in corsia), denunciando i criteri faziosi utilizzati nella scelta degli studi a sostegno del rapporto australiano. “L'omeopatia, quando affidata a mani non mediche, come purtroppo accade spesso in Australia, può essere pericolosa allontanando i pazienti da corrette diagnosi e per conseguenza da trattamenti appropriati. Per fortuna questo non accade in Italia e l’utilizzo di questi medicinali è sempre affidabile e sicuro” conclude Bernardini.

Anche Antonella Ronchi, Presidente FIAMO (Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati), si chiede “perché condannare l’omeopatia, quando il problema è che non c’è sufficiente ricerca o almeno non della qualità attesa da questi ricercatori australiani.” Quel che è certo, afferma Ronchi, “è che questo tipo di condanne non servono a far progredire la scienza". “La cosa che davvero più colpisce di questo lavoro australiano”, prosegue Ronchi “è l’idea originaria di fare una valutazione complessiva su una strategia terapeutica, che -a rigor di logica- non è mai possibile analizzare “tout court”. È mai stato fatto lo stesso con l’allopatia? La risposta è ovviamente no. Qual è il criterio secondo il quale si dovrebbero riesaminare, nello stesso contesto, studi sui medicinali allopatici per curare l’influenza, l’HIV, l’asma e un’altra sessantina di patologie? Le revisioni, di norma, si fanno su un farmaco o al massimo, su una categoria di farmaci per una determinata patologia , come ad esempio sugli antibiotici per trattare alcune patologie, ma mai su una strategia terapeutica per trattare una varietà di patologie».

I MEDICI ITALIANI DI MEDICINA COMPLEMENTARE (AMIOT)  - L’AMIOT (Associazione Medica Italiana di Omotossicologia) prende una posizione chiara e forte. Gli esperti e ricercatori dell’AMIOT sottolineano come il rapporto australiano non sia uno studio basato su prove scientifiche di efficacia, e ne contestano anche il carattere di novità. “Si tratta banalmente della riproposizione e completamento di un’analisi già ampiamente pubblicizzata a settembre dell’anno scorso - ha dichiarato Leonello Milani, medico specializzato in Neurologia e membro del Comitato scientifico AMIOT - che non apporta alcun elemento innovativo o prova significativa nel più ampio panorama della letteratura scientifica. Stupisce che alcune riviste strumentalizzino la vicenda ‘strombazzando’ di un ‘nuovo studio scientifico’: la scientificità di una ricerca è determinata in via esclusiva dalla pubblicazione su riviste indicizzate peer-reviewed. Dove è stato pubblicato il documento Australiano? Su nessuna rivista scientifica, solo sul sito dell’istituto di ricerca stesso che l’ha prodotto: penso non occorra aggiungere altro”. Il documento Australiano - come precisato dall’Homeopathy Reserch Institute, una delle più prestigiose organizzazioni per la ricerca scientifica di alta qualità in omeopatia - “non riflette in modo accurato i risultati degli studi di ricerca originari sull’omeopatia, e la conclusione che non vi siano evidenze per dimostrare che l’omeopatia sia un trattamento efficace per le patologie cliniche riportate è fortemente esagerata; inoltre, le reazioni pubblicate su alcuni mass-media hanno interpretato tale conclusione ‘a senso unico’, sottendendo che non esistano studi positivi che dimostrino che l’omeopatia è efficace, è questo è falso”. Le parole del Prof. Paolo Roberti di Sarsina, dell’Osservatorio Metodi per la Salute dell'Università di Milano - Bicocca, Medico ed esperto di fama internazionale nell'ambito delle Medicine Non Convenzionali - confermano peraltro i dubbi di Milani: “Gli studi negativi presi ad esempio da questo documento Australiano utilizzano sempre l’omeopatia in modo difforme dal protocollo della corretta pratica omeopatica, pertanto i risultati non potranno che essere che scarsi. Ma le prove di efficacia della medicina complementare e non convenzionale sono ormai così numerose e solide che solo chi è in mala fede può ignorarle. Così facendo, non si aiuta certamente il progresso della scienza e della ricerca, e si ostacola la libertà di scelta terapeutica degli stessi medici e pazienti”.

Seguendo questo metodo davvero discutibile - hanno aggiunto gli esperti AMIOT - certamente l’omeopatia risulterà inefficace, ma seguendo il medesimo metodo anche qualunque medicinale allopatico risulterebbe “inefficace” o poco efficace. “Ormai - aggiunge Roberti di Sarsina - sono numerosi, nonostante i pregiudizi e l’assenza di finanziamenti per la ricerca, gli studi scientifici pubblicati che confermano la superiorità delle Medicine Non Convenzionali rispetto al placebo, prova ne sia che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha emanato di recente il nuovo piano strategico mondiale pluriennale per la valorizzazione della Medicina Non Convenzionale”. Anche Simonetta Bernardini, Medico e responsabile dell’Ospedale pubblico di Pitigliano, il primo Centro in Italia di Medicina Integrata che prevede l’uso di medicine complementari in corsia, conferma le critiche al documento Australiano: “Il peggiore ‘bias’ scientifico è il pregiudizio, ovvero il giudizio confezionato a prescindere, basato su informazioni parziali: è incredibile che per l’analisi australiana siano stati presi in esame, non si capisce in base a quale criterio, 225 studi - guarda caso tutti critici verso l’omeopatia! - a fronte di migliaia di lavori scientifici che documentano al contrario quanto siano efficaci i medicinali omeopatici per diverse patologie”. In Italia i farmaci omeopatici sono parte della categoria dei farmaci non convenzionali per la cura delle malattie - si tratta di farmaci, così classificati dalla Direttiva Europea sul farmaco, non di “rimedi” - che vengono impiegati con successo da 11 milioni di italiani e prescritti da 20.000 medici iscritti all'Albo, segno di una vera e propria apertura alla medicina complementare per la cura e per la prevenzione delle malattie e per il mantenimento in buon equilibrio dell’organismo. L’AMIOT è convinta del fatto che l’omeopatia può essere “pericolosa” solo nel momento in cui viene utilizzata da “mani non mediche”: l’Associazione ha quindi come priorità la formazione e valorizzazione di una classe medica di professionisti in grado di utilizzare al meglio le metodiche della medicina complementare, per garantire ai pazienti corrette diagnosi e trattamenti appropriati che rendano l’accesso ai farmaci non convenzionali estremamente affidabile, sicuro e funzionale al miglioramento del loro stato di salute.

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