Le piante parlano…

Articolo pubblicato sull’inserto “green” PQ Magazine,The Guardian, London, March 2015

tradotto e rivisto dall’inglese

 

Ricordo ancora con molto piacere il film epico Avatar, quando la Dottoressa Grace Augustine, interpretata da Sigourney Weaver, scopre che le piante e gli alberi del Pianeta Pandora parlano tra di esse attraverso una straordinaria connessione simile ai dentriti che collegano i neuroni del cervello umano. In un prossimo futuro l’ipotesi elaborata nel film potrebbe essere molto vicina alla realta` della nostra terra e non avremo bisogno di andare così lontano, su Pandora, per averne la conferma.

Come  medico, omeopata ed erborista, attento osservatore della Natura, la cosa non mi risulta nuova perchè per centinaia di anni, se non migliaia, alchimisti, preti, druidi, maghi e guaritori, molto vicini ai fenomeni naturali, avevano intuitivamente compreso tali connessioni. Ma nell’attuale mondo “scientifico” è importante verificare, nei limiti delle nostre apparecchiature attuali e, nella mia opinione con mente aperta ed umiltà, la veridicità di tali considerazioni aneddotiche risalenti alle antiche tradizioni.  

Ci sono molti modi attraverso i quali le piante possono comunicare tra di loro che includono segnali chimici (per esempio rilasciando dei composti chimici volatile –VOCs- in inglese) o ancora segnali fisici o acustici.

Inoltre recenti ricerche hanno mostrato altre forme di comunicazione tra le piante che permettono loro di condividere un gran numero di informazioni genetiche; altri studi comprovano che le piante sono influenzate da musica e suoni che possono incidere, per esempio, sulla loro produttività. Le piante possono anche comunicare tra di esse secernendo sostanze chimiche solubili nel suolo, trasportate lungo un network formato da una sorta di filamenti prodotti da funghi,  “avvisando” per esempio, le loro vicine di un imminente pericolo.

In anni recenti (2010-12) una scienziata che lavora nel campo dell’ ecologia evolutiva dell’Università di Perth, Australia Occidentale, Monica Gagliano, ha scoperto che le radici di giovani piante di mais cresciute in acqua, emettono dei suoni intermittenti come dei “click”. Inoltre quando suoni della stessa frequenza sono stati artificialmente rimandati indietro verso le radici, esse hanno risposto piegandosi verso la sorgente del suono.

Jagadish Chandra Bose, un eminente scienziato e botanico indiano dello scorso secolo, che condusse molte ricerche sulle risposte elettriche delle piante, ipotizzò che le piante …“ sentono il dolore e percepiscono l’affezione”…

In tale prospettiva l’iniziale ipotesi del botanico sud africano Lyall Watson descritta nel suo discusso libro “Supernature”, sulla possibilità che le piante abbiano emozioni, sembra non essere più una favola lontana .

Ritornando di nuovo a parlare delle frequenze musicali, le piante hanno mostrato di essere sensibili molto alla musica; alcuni esperimenti, alcuni dei quali condotti in Italia con le viti, hanno mostrato reazioni diverse e differenti comportamenti nella crescita a seconda della musica a cui erano sottoposte: positivi con la musica di Mozart, negativi con musica molto aggressiva.

Possiamo quindi dedurre che le piante hanno una loro ”propria” intelligenza, diversa naturalmente da quella umana, sono sensibili all’ambiente e in costante connessione con l’ambiente circostante (chimico, fisico, vibrazionale etc.) di cui percepiscono i cambiamenti e ad essi reagiscono, hanno in definitiva un proprio linguaggio. Questa visione allargata del mondo delle piante mostra un profondo legame ed una profonda interazione tra le differenti forme di vita su questo pianeta e definisce con drammaticità l’impatto che gli essere umani (di fatto ciascuno di noi), possono avere sull’equilibrio delle piante e sul futuro destino delle prossime generazioni.

Quello che però mi affascina è questo: se le piante sono così sensibili e “vive” possono in qualche modo parlarci? In altre parole possono comunicare con noi, usando altri linguaggi che non siano ovviamente le nostre umane parole? Non usiamo comunemente, nel vernacolo parlato, la frase … il linguaggio dei fiori..?

Possono gli estratti botanici, a parte i loro possibili benefici effetti legati all’azione chimica, transferire in noi o su noi una sorta di messaggio subliminale, insieme ad una sorta di codice fisico-vibrazionale che risuoni con noi, con le nostre cellule viventi, intereagendo con esse e modificandone il campo elettromagnetico?

Avendo il privilegio di studiare piante e i fiori e di essere a stretto contatato con essi, posso con chiarezza vedere tutte le connessioni e percepire la stretta relazione tra questi due mondi insieme alle conseguenze sulle nostre vite. Cio` si verifica in particolare  ogni qualvolta prescrivo una terapia ai miei pazienti o produco, nel nostro laboratorio qui in Cornovaglia, uno dei magnifici prodotti della nostra linea cosmetica bio, dove utilizziamo preziosi estratti botanici fatti “in house”.

Ho anche avuto la possibilita` di vedere come, relativamente  a come le piante vengono coltivate o utilizzate, cioe` con quale atteggiamento e coscienza ci avviciniamo ad esse, possa creare un impatto significativo sui risultati finali. Il “come” ancora una volta giuoca un ruolo fondamentale nel trasmettere il messagio puro e raccogliere il puro intento della natura.

Sono pertanto molto grato alle piante ed ai fiori per tutto quello che in silenzio fanno per noi, per quello che ci insegnano e per quello che ci raccontano. Tutto è legato alla nostra capacità di ascoltare il loro messaggio, dal loro punto di vista e non solo dal nostro.

Anche in una linea di prodotti bio per la pelle che utilizza piante medicinali, la finalità non è solo produrre “cose buone” per la pelle, ma accettare anche ciò che esse ci vogliono dire e svelarne il segreto. Una coscienza allargata e consapevole può farci percepire molto, molto di più, e farci vibrare a frequenze che ci innalzano ed espandono la nostra visione delle cose…

Luther Burbank, un famoso botanico americano, citato anche nell’indimenticabile libro  “Autobiografia di uno Yogy” di Paramahansa Jogananda, disse: “Io ora vedo l’umanità come una grande pianta che necessita, per il raggiungimento del suo più alto scopo, solo di amore”.

Dr Mariano Spiezia

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