Sempre più spesso, attualmente, si sente riparlare di malattie che, solo fino a poco tempo fa, erano cadute nel dimenticatoio: TBC, Ebola, ecc...


Come sempre la medicina omeopatica può essere un valido aiuto, dove sia possibile, per rinforzare e riequilibrare il terreno del paziente tubercolinico.


Tanto che in omeopatia si parla di Tubercolinismo o di paziente tubercolinico colui il quale porta dei tratti psichici e fisici non tanto e non solo della malattia in atto, ma di caratteristiche simili alle manifestazioni tubercolari.

Il soggetto tubercolinico dimagrisce con facilità, è freddoloso, è predisposto alle malattie da raffreddamento e alla
demineralizzazione.


Presenta una notevole instabilità emotiva e la tendenza alla malinconia e alla ciclotimia. Diatesi introdotta dallo svizzero
Nebel e sviluppata dal francese Leon Vannier.

Si riscontra in genere nella costituzione fosforica. Per quanto riguarda l'eziologia è evidente la possibilità di trovare negli avi problemi tubercolari. Fra le cause acquisite sono importanti le carenze alimentari gravi o malattie come la mononucleosi e le colibacillosi recidivanti. Le patologie a cui va incontro il soggetto tubercolinico sono le malattie broncopolmonari, i disturbi da difettosa circolazione venosa periferica e i dimagrimenti.


Psicologicamente il soggetto tubercolinico è essenzialmente un instabile e un cangiante, si stanca facilmente e in fretta: del lavoro, del gioco, delle attitudini ripetitive. Ansioso, triste, molto spesso di umore malinconico.
Irritazione nervosa; avversione al lavoro, specie quello mentale.


Il terreno tubercolinico si manifesta attraverso le patologie ricorrenti, la sua caratteristica patognomonica infatti è
proprio la ricorrenza delle manifestazioni patologiche acute.


Quindi le tonsilliti ricorrenti, le otiti ricorrenti, bronchiti, sinusiti, polmoniti; l’apparato respiratorio quindi è molto colpito,
ma non solo, infatti anche le cistiti, l’artrite sono manifestazioni tubercoliniche acute;
le manifestazioni croniche invece sono alcune malattie autoimmuni come il diabete giovanile, la psoriasi, la rettocolite ulcerosa.


Il terreno quindi non è la malattia ma ciò che la precede: per ammalarsi di una certa patologia quindi è
indispensabile “possedere” un certo terreno (quindi un determinato intreccio miasmatico).
E' quello che Hahnemann definiva "come degno di cura". Cioè in un paziente cosa dobbiamo curare? La malattia (manifestazione più superficiale) o il terreno e, come ci ha insegnato, ancor più profondamente, il miasma, cioè quella devianza della nostra energia vitale che ci porta ad essere recettivi a qualsiasi noxa patogena.

Una vera medicina preventiva metterebbe in risalto e darebbe valore a tutto questo insieme di sintomi e caratteristiche che sono l'anticamera della malattia conclamata. Non a caso queste malattie fanno sentire la loro voce durante le guerre o durante quegli eventi dove viene messo seriamente in atto il pericolo di vita (barconi con centinaia di profughi in mezzo al mare che rischiano di morire e affogare da un momento all'altro). Questo è un motivo che scatena le potenzialità patogene
di un individuo predisposto. Infatti in omeopatia il sintomo fisico è sempre correlato ad un quadro morboso generale dove sia i sintomi mentali sia i sintomi eziologici sono di estrema importanza nel determinare la scelta del rimedio omeopatico più opportuno per ristabilire lo stato di salute del paziente.

Come si vede un quadro complesso dove il germe esprime le sue potenzialità in un paziente sensibile, dove l'arte medica si serve dei vari mezzi terapeutici per portare a guarigione il paziente, non solo da un punto di vista di sterilità dal germe in causa, ma dal recupero di quello stato di equilibrio che è proprio della salute.


E' necessario  rivolgessi al medico omeopata hahnemanniano (o unicista) al fine della prescrizione, dopo attenta anamnesi presente, remota e familiare, del rimedio omeopatico che mitigherà quelle spinte miasmatiche che sono la vera causa di malattia.