Il medico ed il farmacista che si avvicinano allo studio della Medicina Omeopatica per motivi professionali e culturali sono motivati il più delle volte dal fatto di voler apprendere questa metodica in quanto viene, comunemente, ritenuta una medicina “dolce” e rispettosa dell’ammalato infatti utilizza rimedi a basso dosaggio in sostituzione del farmaco della medicina convenzionale che non sempre risulta essere esente da effetti indesiderati e collaterali sui fruitori.
Per lo scopo didattico che ci prefiggiamo in questo lavoro va subito sgombrato il campo dagli equivoci. Nella accezione comune ed alle volte in modo semplicistico si colloca la Medicina Omeopatica sul piano della terapeutica ad integrazione della medicina allopatica con l’unico distinguo, rispetto al convenzionale, di far uso di farmaci meno invasivi ma pur sempre prescritti nell’ambito della diagnosi di malattia.

Questo modo di intendere la Medicina Omeopatica è conseguente alla visione prettamente organicistica e specialistica di cui sono impregnati i nostri modelli culturali di riferimento e dei quali difficilmente si riesce a fare a meno.
Proprio i riferimenti culturali preesistenti il più delle volte, limitano l’osservatore e non gli consentono di vedere e comprendere oltre la visuale limitata dal filtro della propria conoscenza che viene così usata in modo pregiudiziale.
D’altra parte, tralasciando preconcetti e pregiudizi, risulta evidente la profonda differenza metodologica tra la Medicina Omeopatica e quella convenzionale o dominante. Differenza che va subito chiarita per le finalità di conoscenza a cui aspira lo studioso.

Come vedremo la Medicina Omeopatica infatti non è una terapeutica della malattia effettuata con rimedi a piccole dosi ma un metodo autonomo sperimentale che si basa sulla osservazione del malato al fine di ricercare, nella sofferenza individuale ed unitaria dello stesso, quella analogia con la sperimentazione di singoli rimedi effettuata su persone sane secondo il principio della similitudine.

Di conseguenza, da sola, la diagnosi di malattia nosografica non basterebbe per effettuare la scelta del rimedio omeopatico; cosa che invece risulta sufficiente per la scelta della terapia nel paradigma della medicina convenzionale o allopatica.


L’analogia quindi tra la sofferenza del malato e dello sperimentatore, che ha testato un certo rimedio, rappresenta il vero ed unico punto centrale per la scelta di terapia da parte del medico omeopatico per la cura unitaria della persona umana malata!

Questa premessa vuole, naturalmente, servire da suggerimento e da aiuto agli aspiranti omeopati, o anche semplicemente lettori ed intellettuali, sul modo e sullo spirito di come affrontare la conoscenza di questo metodo.

Solo con questa mentalità si potrà raggiungere l’attitudine ad osservare imparzialmente i processi morbosi: cioè affidandosi essenzialmente all’intelletto, per comprendere il significato degli stessi, e usando la ragione solo dopo aver raccolto i dati dell’osservazione sperimentale al fine di recuperare principi e leggi di applicazione unitaria e naturale per la guarigione della persona umana.

Come fece C. F. S. Hahnemann per la costruzione del metodo della Medicina Omeopatica!

Buon lavoro.
Carlo Melodia