
Un nuovo studio italiano pubblicato su Gut Microbes mostra come una variante del gene SLC22A4 aiuti un batterio del microbiota a sopravvivere nel tessuto tumorale del colon-retto, favorendone la progressione. La prova che geni e microbi non agiscono da soli – e che la salute dell’intestino è un equilibrio molto più complesso di quanto si pensi.
Tumore colon-retto: perché il microbiota è importante
Il tumore del colon-retto è tra le prime cause di mortalità oncologica nel mondo. E la sua origine, da tempo, non si spiega più solo con la genetica o con le abitudini alimentari. C’è un terzo attore che la ricerca sta imparando a leggere: il microbiota intestinale.
Uno studio appena pubblicato su Gut Microbes, condotto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dalla Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS in collaborazione con l’Università di Monastir, ha messo sotto la lente il Fusobacterium nucleatum – un batterio normalmente presente nella bocca, ma rilevato con frequenza crescente nel tessuto tumorale colorettale, dove è associato a una prognosi meno favorevole.
La novità è nel meccanismo: i ricercatori hanno scoperto che una specifica variante del gene SLC22A4 rende le cellule tumorali meno capaci di difendersi dall’invasione batterica. Il risultato è un microambiente più permissivo, in cui il batterio sopravvive e prospera – instaurando con le cellule neoplastiche una forma di simbiosi che potrebbe sostenere la progressione della malattia.
Non è ancora la risposta definitiva. Lo studio stesso chiede conferme su coorti più ampie. Ma apre una prospettiva concreta: analizzare insieme il profilo genetico del paziente e la composizione del suo microbiota tumorale, per una stratificazione del rischio più precisa e per interventi terapeutici capaci di agire su entrambi i fronti.
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