Skincare: Com’è cambiato il modo di parlare dell’invecchiamento

1 Settembre 2026

 

Combattere, contrastare, correggere: per decenni il lessico della skincare ha parlato di guerra. Poi qualcosa si è mosso – e non si tratta solo di marketing. Un articolo sul perché le parole con cui guardiamo la nostra pelle cambiano anche il modo in cui la curiamo.

Com’è cambiato il modo di parlare dell’invecchiamento

Chi ha memoria delle pubblicità degli anni Novanta ricorderà le creme che promettevano di combattere i segni del tempo, contrastare le rughe, correggere i difetti. Un vocabolario preso in prestito dal campo militare e applicato, quasi sempre, al viso di una donna. Nessuno all’epoca ci trovava nulla di strano – perché quel modo di dire le cose corrispondeva al modo in cui le si pensava.

Negli ultimi anni il registro è cambiato. Sono arrivate espressioni come “pro age” e “well ageing”, poi il concetto di longevità cutanea – che non si limita a sostituire le parole, ma cambia l’obiettivo dichiarato: non come appare la pelle, ma come funziona.

È un cambiamento che ha conseguenze pratiche. Chi ha assorbito per anni un lessico dell’urgenza tende a guardare il proprio viso cercando ciò che non va. Chi ha a disposizione parole diverse può domandarsi come stia la propria pelle – che è una domanda completamente diversa, e a cui si può rispondere con qualcosa di più utile della sola valutazione estetica.

Questo articolo chiude un ciclo di quattro appuntamenti sulla longevità cutanea e raccoglie il filo che li attraversa: la pelle non va giudicata per come si presenta, ma osservata per come lavora.

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