
Nessuna delle 31 sostanze analizzate è classificata dall’OMS come cancerogeno accertato. Eppure vivere in aree ad alta esposizione agricola ai pesticidi aumenta il rischio di certi tumori del 150%. Uno studio pubblicato su Nature Health spiega perché non è la singola molecola a fare la differenza – è la miscela.
Pesticidi e cancro: il rischio aumenta del 150%
Nessuna delle 31 sostanze chimiche agricole analizzate è classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come cancerogeno umano accertato. Eppure le popolazioni che vivono nelle aree agricole a più alta esposizione mostrano un rischio di sviluppare certi tumori superiore del 150% rispetto alle aree non esposte.
È il dato centrale di uno studio pubblicato su Nature Health da ricercatori dell’IRD, dell’Institut Pasteur, dell’Università di Tolosa e dell’Istituto Nazionale di Malattie Neoplastiche del Perù. Una ricerca che mette in crisi uno dei capisaldi della tossicologia classica: valutare le sostanze una alla volta, fissare soglie di sicurezza per singola molecola, ignorare ciò che accade quando dodici pesticidi diversi circolano contemporaneamente nell’organismo.
Perché è esattamente questo che emerge dai dati biologici raccolti sulle popolazioni indigene e contadine: in media 12 pesticidi rilevati ad alte concentrazioni, tutti insieme. E le alterazioni cellulari che ne derivano compaiono prima ancora che il cancro si sviluppi – effetti precoci, cumulativi e silenziosi, che rendono i tessuti più vulnerabili ad altri fattori di rischio.
A complicare ulteriormente il quadro, i fenomeni climatici estremi come El Niño, che alterano l’uso e la dispersione dei pesticidi nell’ambiente – aggiungendo un’altra variabile al già complesso intreccio tra modelli agricoli, crisi climatica e salute delle comunità più esposte.
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