
C’è chi a sessant’anni scala montagne e chi alla stessa età fatica con le scale di casa. Genetica, stile di vita, fortuna: le spiegazioni abituali. Ma uno studio danese su 1.199 adulti seguiti per quasi un decennio indica che la risposta più precisa vive nell’intestino, nel microbiota, che batte l’età anagrafica nel predire infiammazione e rischio di malattia.
Perché alcune persone invecchiano più di altre?
C’è chi a sessant’anni scala ancora montagne e chi alla stessa età fatica a fare le scale di casa. Per decenni la differenza è stata attribuita alla genetica, alle abitudini di vita, a una certa dose di fortuna. Uno studio pubblicato su Nature Communications l’8 settembre 2026 propone una lettura più precisa: una parte consistente della risposta vive nell’intestino.
La ricerca, condotta dalla Technical University of Denmark insieme a colleghi delle università di Copenaghen e Aalborg, ha seguito 1.199 adulti tra i 20 e i 72 anni per quasi un decennio, raccogliendo campioni fecali, prelievi di sangue con misurazione di 30 citochine infiammatorie e 19 parametri biochimici e fisiologici. Il risultato più rilevante riguarda il confronto tra età anagrafica e composizione del microbiota nel predire l’infiammazione: il microbiota spiegava una quota di variazione superiore per il 97% delle citochine e per l’84% dei parametri fisiologici. In altre parole, sapere che tipo di batteri abita l’intestino di una persona dice di più sul suo stato infiammatorio di quanto dica la sua data di nascita.
Tra i profili batterici individuati, uno in particolare preoccupa: l’enterotipo Bacteroides 2, caratterizzato da livelli più alti di citochine pro-infiammatorie già in età adulta precoce, era associato a segni di inflammaging fino a 37 anni prima rispetto agli altri profili, e a un rischio del 21% più alto di sviluppare nuove malattie nel corso del follow-up. All’estremo opposto, un microbiota ad alta diversità batterica si associava a livelli di infiammazione più bassi e a un minor rischio di ammalarsi negli anni successivi.
Gli autori precisano che si tratta di un lavoro osservazionale: l’associazione è statistica, non una prova di causalità diretta. Servono sperimentazioni cliniche per capire se intervenire sul microbiota cambi davvero il decorso. Ma il cambio di prospettiva è già significativo: l’età sulla carta d’identità racconta solo una parte della storia.
Leggi l’articolo completo su Generiamo Salute →


