
Le calorie in etichetta sono una media calcolata da più di un secolo con parametri che ignorano i batteri intestinali. Un modello matematico dell’Arizona State University stima quanta energia ricaviamo davvero dal cibo: chi mangiava all’occidentale ha assorbito circa 116 calorie al giorno in più di chi seguiva una dieta ricca di fibre.
Il microbiota influenza le calorie che assorbiamo
Sul retro di una confezione di pasta, di biscotti o di yogurt c’è una tabella con le calorie per porzione. Tutti trattiamo quel numero come un dato certo. Ma dopo il pasto il cibo prosegue il suo viaggio fino al colon, dove vivono trilioni di microrganismi che il calcolo dell’etichetta non prende in considerazione.
A quei microrganismi hanno dedicato un modello matematico i ricercatori dell’Arizona State University, guidati da Rosa Krajmalnik-Brown e Bruce Rittmann. Il modello si chiama DAMM (digestione, assorbimento e metabolismo microbico), è stato descritto su PLOS One e segue il cibo lungo tutto il percorso digestivo, fino alla fermentazione dei residui nel colon e alla produzione di acidi grassi a catena corta.
Per verificarlo, i ricercatori hanno usato i dati di uno studio a dieta controllata in cui adulti sani seguivano un piano ricco di fibre e amido resistente oppure una tipica dieta occidentale. Il risultato: chi mangiava all’occidentale ha assorbito circa 116 calorie al giorno in più, senza che il gruppo ricco di fibre si sentisse più affamato. Gli acidi grassi prodotti dai microbi hanno fornito in media circa 140 calorie al giorno, il 7,4% dell’energia utilizzabile totale. E le stime del modello si sono avvicinate ai valori misurati più di quelle ottenute con il metodo Atwater, che tende a sottostimare le calorie assorbite.
L’articolo spiega perché più fibre significa più acidi grassi ma meno calorie nette assorbite, e cosa potrebbe cambiare per la nutrizione personalizzata: piani alimentari che considerino non solo i nutrienti, ma anche i microbi che ognuno ospita nell’intestino.
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