
I tumori sotto i 50 anni sono in crescita in diversi Paesi. L’obesità è davvero la causa, o è solo l’anello intermedio di una catena che parte da un sistema alimentare costruito per il profitto? Quattro lettere sul Guardian e la serie della Lancet sugli ultra-processati invitano a guardare il problema dall’altra parte.
Obesità e tumori: le colpe dell’industria alimentare
L’obesità è considerata la piaga del nostro secolo, con complicazioni che vanno dai tumori alle malattie cardiovascolari. Un’affermazione vera. Ma forse guardiamo il fenomeno nel modo sbagliato: confondiamo cause ed effetti, e per questo non veniamo mai a capo del problema.
Il 13 ottobre la pagina delle lettere del Guardian ha ospitato quattro interventi sull’aumento dei tumori nei più giovani. La prima porta la firma di Kent Buse, della World Obesity Federation, che a 51 anni ha ricevuto una diagnosi di tumore all’intestino. Per lui l’obesità è un anello intermedio, e l’esposizione vera è un sistema alimentare progettato per il profitto.
I dati su cui si discute sono quelli del World Cancer Research Fund: aumenti significativi dei tumori a esordio precoce in sette tipi in Inghilterra, cinque negli Stati Uniti e quattro nei Paesi Bassi. In Inghilterra i casi di tumore dell’intestino sotto i 50 anni sono passati da 3,9 a 8,4 ogni 100.000 adulti tra il 2001 e il 2023. I ricercatori invitano però alla prudenza: i meccanismi biologici sono ancora poco chiari, e diagnosi più precoci possono contribuire ai numeri.
L’articolo mette insieme le quattro lettere, ricostruisce ciò che la serie della Lancet del novembre 2025 ha documentato sugli ultra-processati e sulla rete di pressione che ne ostacola la regolamentazione, e riporta i dati italiani: in Campania il 24,6% dei bambini della scuola primaria è in sovrappeso, il valore più alto tra le regioni italiane. Chiude con le misure che gli esperti indicano ai governi, dalle etichette di avvertimento alle restrizioni sul marketing.
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